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MERGOZZO – 16.07.2019 – “Ci prendiamo 90 giorni:

l’11 ottobre porteremo la delibera in giunta. Ma prima torneremo qui a dirvi che cosa abbiamo deciso, perché una decisione la prenderemo”. È del governatore del Piemonte Alberto Cirio l’ultima parola dell’attesa assemblea dei sindaci dell’Asl Vco che s’è tenuta stamattina a Mergozzo. Ed è un impegno con una scadenza sul cui esito –la famosa decisione– è difficile fare un pronostico. Perché se il tema, il futuro assetto della sanità del Vco e dei suoi ospedali, è arcinoto, quale sia l’orientamento del nuovo corso piemontese non è in alcun modo trapelato. “Siamo qui per ascoltare”, ha esordito Cirio che, penna alla mano, ha disegnato una tabella in cui avrebbe voluto incasellare i sindaci favorevoli all’ospedale unico a Ornavasso e quelli contrari. In realtà due colonne non sono bastate, perché le posizioni, almeno quelle ascoltate, hanno diverse sfumature. Verbania, Madonna del Sasso, Vanzone con San Carlo, Vignone, Baceno, Casale Corte Cerro, Crevoladossola, Caprezzo, Baveno e Ornavasso, vale a dire il blocco delle Amministrazioni di centrosinistra più il sindaco del paese che dovrebbe accogliere il nuovo nosocomio, sono favorevoli all’ospedale unico di Ornavasso o, comunque, in un’area baricentrica del Vco poco distante. Silvia Marchionini, primo cittadino del capoluogo, ha parlato per prima e ha consegnato ai vertici della Regione un dossier con le motivazioni tecniche “sostenute dai medici, dagli operatori della sanità e condivise dai cittadini” per cui la scelta per una sanità di qualità può essere solo l’ospedale unico. “Rimettere tutto in discussione ora rischia di creare solo ulteriori divisioni tra i territori”, ha messo in guardia il crevolese Giorgio Ferroni, che su questo punto è stato contraddetto da Cirio. “Se una scelta è sbagliata la politica la deve cambiare, perché resterà sbagliata. Ad Alba scegliemmo un sito per l’ospedale inadatto e il cantiere è lì da vent’anni con i costi saliti a 300 milioni. Con questo, sia chiaro, non voglio dire che Ornavasso collina non va bene”.

La prudenza del governatore è stata la stessa dell’assessore alla Sanità Luigi Icardi, che ha riassunto lo stato dell’arte: “Abbiamo chiesto all’Inail, che l’ospedale nuovo lo finanzierebbe ma anche lo costruirebbe, più tempo per valutare, e l’abbiamo ottenuto – ha spiegato –. Qui ci sono due problemi: la legge che indica il bacino di utenza per avere un Dea, e una realtà geografica complessa”. Sul primo aspetto secondo Icardi “i numeri direbbero che con 170.000 abitanti dovrebbe esserci un mezzo ospedale, neanche uno intero, ma questa legge obiettivamente molto rigida è in discussione, anche a Roma”. Sul secondo, la complessa geografia (anche geopolitica) del Vco, è un fatto “perché non si può pensare che ci si impieghi un’ora e mezza per andare in ospedale”.

Se nel centrosinistra la posizione è sì all’ospedale unico di Ornavasso (e alla sanità territoriale), il centrodestra va un po’ in ordine sparso. C’è il no totale alla chiusura del San Biagio del domese Lucio Pizzi, cui vanno bene due nosocomi. E ci sono le aperture, più o meno esplicite, a un nuovo sito ossolano al posto di Ornavasso. Che per Pierfranco Midali di Borgomezzavalle (per l'ex sindaco Alberto Preioni, oggi capogruppo del Carroccio a Palazzo Lascaris, le priorità sono la medicina territoriale nelle valli e l'elisoccorso) è quello tra Domo e Villa. Per Piedimulera “Ornavasso collina è improponibile e lo dissi nel 2015”. Comune la posizione di Villa, Santa Maria Maggiore e Crodo, che vogliono un sito già disponibile e che non faccia perdere tempo in varianti urbanistiche; e che criticano l’inerzia della giunta regionale uscente, che "in cinque anni non è riuscita a portare a termine nemmeno la fase progettuale". Fuori dal dibattito Omegna. Il sindaco Paolo Marchioni era assente. Il suo vice Stefano Strada non è intervenuto. Il capoluogo cusiano è un po’ la mosca bianca del centrodestra a trazione leghista perché favorevole all’ospedale unico di Ornavasso.