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DOMODOSSOLA -05-12-2019 - Nel centenario

della scomparsa la Collezione Poscio ricorda Enrico Cavalli esponendo in vetrina a Casa De Rodis, dal 7 dicembre al 7 gennaio, l'opera Ritratto di giovane donna.

"Artista tormentato, insegnante geniale e rivoluzionario, una vita randagia e malinconica tra Italia e Francia: Enrico Cavalli gettò i semi di un rinnovamento profondo nella pittura dell’epoca", così la Collezione Poscio ricorda l'artista vigezzino, nato a Santa Maria Maggiore nel 1849 e lì scomparso nel 1919.

Figlio del pittore Carlo Giuseppe e di Francesca Motta nel 1855 si trasferisce con la famiglia da Santa Maria Maggiore a Grenoble per tre anni, poi a Lione per altri dieci anni. Completa la sua formazione pittorica iscrivendosi all'Accademia di Belle Arti di Lione, dove segue gli insegnamenti del maestro Joseph Guichard ed entra in contatto con Auguste Ravier, François Vernay, Louis Carrand e Jean Seignemartin. Le vicende della guerra franco-prussiana portano la famiglia Cavalli a trasferirsi nel 1870 prima a Parigi, quindi a Marsiglia, dove Enrico incontra e frequenta Adolphe Monticelli (1824-1866), geniale e modernissimo artista, i cui insegnamenti in materia di luce e colore avranno grande influenza sul giovane pittore. La produzione pittorica di questo periodo rimane per lo più sconosciuta, tuttavia sappiamo che due ritratti del Cavalli vengono accettati dal Salon di Parigi del 1881 e particolarmente apprezzati.


La famiglia Cavalli fa ritorno a Santa Maria Maggiore: dal 1881 fino al 1892 Carlo Giuseppe dirige ed Enrico viene scelto dal padre come assistente e come insegnante pittura presso la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini.


Tra gli allievi che portò alla piena maturità pittorica si distinguono Carlo Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Gian Maria Rastellini, Maurizio Borgnis e Lorenzo Peretti Junior. Enrico Cavalli, oltre a dare loro un'alta preparazione tecnica nel genere del ritratto, li inizia allo studio dei grandi maestri - Rubens, Van Dyck, Rembrandt, Velasquez, Chardin, Watteau, Monticelli, Diaz, Corot, Rousseau, Millet, Courbet, Manet, Seignemartin, Vernay-, e alla pittura di paesaggio en plein air, seguendo un metodo e una pratica comune alle più moderne Accademie d'Arte appresa in Francia, tanto da renderli in grado di competere alle più importanti mostre nazionali. Di lui Carlo Fornara ricorda:


"Se grande fu l'artista, ammirabile fu l'insegnante. Non conosco altri, se non forse il Fontanesi, col quale ha molti punti di contatto, che nell'insegnamento abbia portato un metodo così efficace ed originale e così tanto amore (...) Egli amò confondersi con gli allievi dipingendo, a dichiarazione delle sue teorie, con essi gli stessi modelli. Nella scuola era un compagno che oltre all'affetto per i suoi modi cortesi suscitava rispetto perché aveva visto per il vasto mondo meraviglie dell'arte che sapeva agli attoniti giovani ascoltatori descrivere con parola brillante colorita suscitando affascinanti visioni."


La felice esperienza didattica di Enrico Cavalli si interrompe bruscamente alla morte del padre il 13 agosto 1892. La Commissione Amministrativa della Rossetti Valentini bandisce un concorso per la sostituzione di Carlo Giuseppe Cavalli senza tenere conto dell'esperienza decennale del figlio Enrico. I concorrenti sono sette: Federico Ashton, Carlo Barbieri, Enrico Cavalli, Lorenzo Fiora, Pietro Maria Gennari, Giovanni Pietro Mattei, Giuseppe Zanni. Non ritenendo che il sistema del saggio di lavoro sia il più opportuno, né che la Commissione giudicatrice sia libera da influenze, Ashton, Barbieri, Cavalli e Zanni in segno di protesta ritirano la propria candidatura.


Deluso e disoccupato Cavalli parte per la Francia accompagnato in un primo tempo da Fornara e Peretti Junior iniziando un percorso tormentato di spostamenti che lo vedranno vagare tra l'Italia e la Francia fino al ritorno a Santa Maria Maggiore nel 1901, quando accetta un incarico provvisorio di insegnante sempre presso la Scuola Rossetti Valentini, da cui verrà però sospeso per un mese nel maggio 1902 e mai riassunto alla fine dell'anno scolastico, nell'agosto dello stesso anno. A questo episodio seguono altri quindici anni di lavori su commissione, restauri e lezioni private. Solo nel 1917, appoggiato dal Comm. Michele Barbieri e dai fratelli Rastellini di Santa Maria Maggiore, l'artista ottiene l'incarico di professore titolare presso la scuola Rossetti Valentini, in cui insegnerà fino alla morte per polmonite il 28 febbraio 1919.


Nel 1946 il Comune di Santa Maria Maggiore dedica a Enrico Cavalli la via che si diparte dalla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini.


Sempre nel 1946, su iniziativa di Carlo Fornara e del mecenate Amedeo Catapano, viene esposta sulla facciata della Scuola Rossetti Valentini una lapide commemorativa: "Mirabile esempio di puro amore per l'arte in travagliata vita, il pittore Enrico Cavalli, nato a Santa Maria Maggiore il 5 Nov. 1849, emigrato fanciullo con la famiglia in Francia, là sotto insigni maestri, diventava egli stesso un maestro, per qui tornare nel 1881 a crearvi le sue opere più belle e insegnare in questa Scuola, elevandola a tanta dignità da richiamarvi anche gli stranieri. Ma incomprensione e malevolenza lo allontanavano per lasciarlo morire il 28 febbraio 1919, solo, misero, misconosciuto. Questa lapide a tarda riparazione e perenne memoria, discepoli e ammiratori del suo genio posero."