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VERBANIA – 19-02-2020 -- La riserva sarà sciolta

martedì prossimo e, solo allora, si saprà se a Verbania ci sarà il processo agli ex Veneto Banca. È a Treviso, tribunale territorialmente competente per Montebelluna (sede dell’istituto di credito), che le difese dei 41 imputati per truffa aggravata in concorso si rivolgono. Sciolto il nodo delle costituzioni di parte civile, oggi, nell’udienza preliminare tenutasi nel foyer del teatro Maggiore, c’è stato il primo affondo degli avvocati difensori. Che, facendosi forti di una sentenza del gup di Roma e di un’ordinanza del Procuratore generale presso la Cassazione, hanno chiesto al giudice Beatrice Alesci di dichiararsi incompetente e di rinviare il fascicolo alla Procura di Treviso, per l’istruzione di un nuovo procedimento. Contro la richiesta ha battagliato il pm Sveva De Liguoro, la titolare del fascicolo e delle indagini che, avviate nel 2015, l’hanno portata a concludere che ci fu un piano preordinato, ordito dai vertici della banca a Montebelluna ed eseguito in loco dai direttori di filiale e dagli impiegati (i 41 imputati appartengono a queste due categorie), per vendere ai clienti azioni Veneto Banca che sapevano avere un valore gonfiato, tanto che la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e dichiarata insolvente.

Il giudice Beatrice Alesci ha rinviato il processo a martedì 25, giorno in cui scioglierà la riserva. Se le eccezioni dei difensori saranno accolte, il processo si chiuderà e gli atti andranno a Treviso. Altrimenti, si procederà. Un eventuale trasferimento nella Marca sortirebbe come primo, tangibile effetto, l’allungamento dei tempi. E non è nemmeno detto che la Procura trevigiana riproponga il medesimo capo d’imputazione con gli stessi imputati. Nelle diverse inchieste venete condotte sui crac di popolare di Vicenza e di Veneto Banca, mai nessun dipendente di filiale è stato rinviato a giudizio, men che meno condannato.