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VERBANIA - 29-10-2020 -- Per quella caduta dal ponteggio,

che fu un infortunio, a pagare sarà il datore di lavoro, l’imprenditore che non rispettò le norme di sicurezza nel mandare un suo operaio -ingaggiato in nero, senza contratto- su un trabattello dal quale precipitò procurandosi ferite e fratture. Così ha deciso il Tribunale di Verbania che, oggi, nel processo di primo grado, ha condannato Marco Mariot, impresario edile verbanese imputato di lesioni colpose.

Incaricato della ristrutturazione di un residence di Ghiffa di proprietà di un tedesco, nel settembre del 2016 affidò a un 57enne muratore il compito di scrostare facciate e ringhiere di un edificio di due piani. L’operazione richiedeva l’uso di un cannello a gas e di un raschietto elettrico e, per raggiungere le parti più alte, di una scala o di un altro mezzo. L’impresario gli mise a disposizione un ponteggio mobile con le ruote, che egli stesso assemblò e dal quale precipitò. Nel cadere si ferì allo zigomo, si ruppe un polso e la scapola. Era malmesso e un collega lo caricò in auto accompagnandolo verso Verbania. A metà tragitto incontrarono Mariot, nel frattempo avvisato dell’accaduto, che lo prese con sé ma che, anziché condurlo all’ospedale, l’accompagnò a casa. Vedendolo dolorante, fu la moglie, qualche ora più tardi, a convincerlo a farsi visitare al Dea, ai cui medici dichiarò d’essere caduto in casa. La denuncia la sporse solo cinque mesi più tardi e, da essa, è scaturito il processo discusso oggi.

In mancanza di rilievi -quando lo Spresal dell’Asl fu attivato, il cantiere era chiuso da mesi- la ricostruzione dell’accaduto s’è basata sui racconti del muratore e di due altri operai che si trovavano sul luogo dell’incidente. Tesi contrastanti -ha sostenuto Andrea Calvi, difensore dell’imputato, ritenendo non credibile il racconto della parte offesa- che ha ricondotto la responsabilità della caduta all’operaio, del quale non vi è prova certa di un rapporto di dipendenza col suo cliente.

Fu chiaramente un infortunio sul lavoro del quale la vittima, per il timore di perdere quella fonte di reddito, inizialmente tacque i dettagli - ha detto il pm Maria Traina, chiedendone la condanna a sei mesi.

Il muratore, costituito parte civile con l’avvocato Alessandro Corletto, ha chiesto un risarcimento che il giudice Annalisa Palomba, nel condannare l’impresario a sei mesi (con il beneficio della sospensione condizionale della pena), ha demandato a una successiva causa civile, fissando però una provvisionale di 5.000 euro -oltre alle spese legali- il cui pagamento è vincolato alla concessione della sospensione.