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VERBANIA - 17-05-2022 -- Si deciderà il 21 giugno la sorte di Mauro Aceti. È stata fissata per quella data la discussione del processo che vede l’ex comandante della polizia locale di Nebbiuno e dell’Unione del Vergante accusato di peculato e di simulazione di reato. Nella lunga udienza dedicata all’escussione dei testi, oggi sono stati ricostruiti i fatti, che a fine 2018, fecero scoppiare il “caso” del comandante infedele, che incassava le multe in contanti e si tratteneva i soldi, senza registrarli a nascondendoli ai bilanci degli enti. E che, per coprire le omissioni e gli ammanchi, aveva sporto una falsa denuncia per il furto della valigetta che avrebbe dovuto contenere il denaro.

Questo è il quadro accusatorio che la Procura di Verbania, dove il comandante prestava servizio di polizia giudiziaria perlopiù per reati edilizi, ha ricostruito avvalendosi della Guardia di finanza e partendo dalla denuncia di segretario e revisore dei conti dell’Unione dei comuni.

Era l’ottobre del 2018 e le cifre non tornavano. Le verifiche interne segnalavano discrepanze tra le sanzioni, al codice della strada ma non solo, emesse e le somme incassate. Partì un’inchiesta interna per la quale tutti i vigili dell’Unione furono convocati per fornire spiegazioni. Non si presentarono e venne aperto un provvedimento disciplinare, poi archiviato, mentre iniziarono a emergere le responsabilità del 55enne comandante, di cui nessuno -così hanno confermato i testimoni- sospettava minimamente. Inizialmente trasferito, successivamente sospeso (prima per 15 giorni, poi per 6 mesi) nel 2020, quando ormai l’inchiesta era quasi conclusa, venne licenziato.

Secondo il procuratore capo Olimpia Bossi tra il 2016, il 2017 e il 2018 s’è trattenuto 64.000 euro. Una parte considerevole, 49.000 euro, l’ha restituita quasi subito, prima di recarsi dai carabinieri di Lesa e denunciare di aver subito il furto, nel suo ufficio, della valigetta col contante. Per l’accusa questo reato è aggravato dal fatto d’averlo commesso per coprire il peculato. Due i capi di imputazione contestati. Il primo riguarda le somme trattenute, il secondo altre 13 multe emesse da Massino Visconti, pagate dai trasgressori e non versate.

Aceti, che ha assunto fin dall’avvio dell’indagine un atteggiamento remissivo, non s’è presentato in aula. Dal 2018 vive fuori provincia, non ha mai risposto alle raccomandate del suo difensore d’ufficio, Clarissa Tacchini, non ha spiegato i fatti, non ha nemmeno contestato il licenziamento.

Rischia una condanna molto severa. Il peculato è punito con la reclusione tra quattro e dieci anni e mezzo; da uno a tre anni è la pena per la simulazione di reato. Gli chiedono i danni l’Unione dei comuni con l’avvocato Filippo Cigala Fulgosi; Massino Visconti, Nebbiuno, Colazza, Brovello Carpugnino, Pisano e Gignese con l’avvocato Paola Lorenzini. In più ci sono i procedimenti aperti alla Corte dei conti.