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BAVENO - 25-06-2022 -- Un anno fa oggi, dodici mesi senza che sia stata fatta piena chiarezza sulla sua morte. Il 26 giugno del 2021 era una giornata calda, una delle prime dell’estate. Felipe Libio Thomazelli (nella foto), trentenne brasiliano residente da tempo a Stresa, s’era recato -come altre volte- alla spiaggia del Lido di Baveno con la famiglia in cerca di relax e refrigerio. Quel giorno era in compagnia di due dei suoi tre figli: la bambina di 11 anni e il maschietto di 8 (la terzogenita, di quattro anni, era al centro estivo). La moglie era al lavoro. Attorno alle 12, mentre i bimbi giocavano in acqua, la sua attenzione fu richiamata dalla più grande, che gli chiedeva aiuto. Aveva visto in difficoltà il fratellino il quale, camminando sul fondale sassoso, era scivolato perdendo l’equilibrio e, senza appoggi, annaspava nell’acqua. Non aveva esitato a soccorrerlo, ma a sua volta faticava a stare a galla.

Il papà intervenne prontamente, entrò in acqua e, uno alla volta, passò i bambini a riva, a un bagnante che nel frattempo s’era portato sul posto proprio per prestare aiuto. Quando i minori furono in salvo, di Felipe non c’era più traccia. Il suo corpo fu ritrovato dai sommozzatori dei vigili del fuoco, non distante da riva, qualche metro sotto il pelo dell’acqua.

Furono i carabinieri della stazione di Stresa a effettuare i rilievi, a identificare a raccogliere le testimonianze. Non essendovi dubbi sulle cause del decesso, il magistrato di turno diede il via libera alle esequie e i familiari cremarono il corpo di Felipe.

Nei giorni successivi, tuttavia, anche grazie al lavoro dei legali ai quali la vedova s’affidò per le incombenze burocratiche legate alla tragedia, emerse la circostanza che la spiaggia dell’incidente, annoverata da Arpa tra quelle balneabili -con gli obblighi derivanti da una specifica legge regionale- pur essendo “libera” alla fruizione, aveva un gestore. Inserita nel più ampio compendio denominato “Parco Lido”, che comprende la contigua area privata con bar-ristorante e spiaggia, era stata da poco affidata in gestione al termine di una procedura pubblica.

Sulla base del ontratto, secondo il quale al concessionario spettano “pulizia e servizio di assistenza bagnanti per il periodo minimo dal 15/06 al 15/09 di ogni anno, in tutti i giorni, per tutta la durata della concessione, sulla spiaggia pubblica a lago”, uno dei legali della vedova presentò, il 17 luglio, una denuncia querela chiedendo alla Procura di Verbania di accertare la sussistenza del reato di omicidio colposo, chiedendo di appurare se vi fosse stata eventuale responsabilità, o del gestore chiamato a fornire il supporto di un bagnino, o del Comune che avrebbe dovuto vigilare sull’applicazione del contratto, o di entrambi.

Nelle settimane successive l’annegamento, il Comune installò nella spiaggia pubblica alla foce del Selva Spessa un cartello attestante la pericolosità per “acque alte e fondale scosceso” prima assente.